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giovedì 7 luglio 2011

Le donne dei comics - Nico Robin


Finalmente sono arrivato a leggere la storia di cui avevo visto solo alcuni spezzoni nell’anime, e che mi aveva lasciato l’amaro in bocca per non averla potuta apprezzare nella sua interezza. Nelle storie che ho letto sono sempre stato affascinato dai personaggi che avevano anche lati ambigui del carattere e della personalità, come Wolverine o Gambit, ma anche Batman per molti versi, o Gatsu. I personaggi nettamente positivi mi suscitano un buonismo che dopo un po’ diventa stucchevole, mentre quelli al margine tra bene e male sono certamente più interessanti e complessi. E interessante e complessa è senza ombra di dubbio la figura di Nico Robin.

Per chi non lo sapesse, sto parlando di uno dei personaggi di One Piece, fumetto giapponese scritto e disegnato di Eichiro Oda, che racconta le avventure di una ciurma di pirati guidati da Monkey D. Rufy detto cappello di paglia. Nico Robin è una componente della banda, ma una che si aggiunge piuttosto tardi rispetto alla formazione del gruppo originale, e che esordisce come avversaria dei protagonisti. Una donna estremamente forte, carismatica, bellissima e sicura di sé, determinata a raggiungere i suoi obiettivi. Estremamente intelligente e coltissima studiosa di archeologia, nasconde qualsiasi emozione dietro un sorriso beffardo e dissimulatore, al punto che difficilmente si può dire cosa stia provando realmente. Unitasi alla ciurma di cappello di paglia per sua stessa richiesta, viene accolta da alcuni con entusiasmo, da altri con diffidenza, ma si guadagna presto il rispetto e poi l’affetto dei compagni dimostrandosi una preziosa alleata grazie ai poteri del frutto del diavolo e alle sue enormi conoscenze.

Ma dietro quel sorriso sardonico e quella apparente noncuranza verso gli eventi che la circondano, Robin cela i segni di un tragico passato. Cresciuta come una bambina emarginata a causa dei suoi poteri, fin da piccola si dedica agli studi, nella speranza che questo possa far tornare la sua mamma partita per svelare il mistero meglio custodito della storia degli uomini. Purtroppo, a causa di uno scontro con il governo mondiale, a soli otto anni è costretta ad assistere alla morte di sua madre, allo sterminio della sua gente, alla distruzione della sua isola e della biblioteca dove era praticamente cresciuta, il tutto per opposizione a quella conoscenza della storia che tanto ardentemente aveva desiderato di ottenere. Sfuggita miracolosamente al destino della sua gente, è costretta ad una vita da ricercata, fatta di furti, sotterfugi, fughe e sacrifici, sempre braccata dalla marina e dal governo, inevitabilmente e inesorabilmente sola. Fino a che non si unisce ad una banda di criminali che vede nelle sue conoscenze di archeologa la chiave per risvegliare un’arma distruttiva senza pari. È proprio in questa occasione che avrà l’opportunità prima di scontrarsi e poi di unirsi alla ciurma di Rufy dal cappello di paglia, diventando a tutti gli effetti una pirata.

Quello che coinvolge nella storia contenuta nel quarantunesimo volume della serie è assistere alle emozioni nascoste di una bambina costretta a diventare donna troppo in fretta, privata dell’infanzia, dei suoi sogni, della famiglia, ma soprattutto del diritto ad avere degli amici. Additata come portatrice di sventura oltre che come criminale, veniva sistematicamente emarginata e isolata, senza mai la possibilità di trovare delle persone che la accogliessero come parte di un gruppo e non solo come una risorsa da sfruttare. Fino a che non incontra Rufy e i suoi, per i quali diventa una di famiglia, una compagna e un’amica, una persona per la quale vale la pena lottare, fare sacrifici, anche soffrire. Qualcosa che nessuno le aveva mai dato. E finalmente, al posto del sorriso dissimulatore di chi nasconde le emozioni, vediamo scendere le lacrime della commozione e della gratitudine nei confronti di chi è disposto a combattere e sacrificarsi per il semplice fatto che lei è parte del gruppo.


- Robin! Dimmi che vuoi vivere!
- Vivere? Credevo... di non averne alcun diritto...

lunedì 18 maggio 2009

Le donne dei comics - Rei Ayanami

So che vado contro ogni mio principio, non scrivendo niente di mio di questo personaggio dell’opera “Neon Genesis Evangelion”. Non ho voglia di farlo, in questo momento. Lascio la parola al monologo di Rei, consigliando a tutti di vedere l’opera completa, il capolavoro di Hideaki Anno. Un’opera in cui è spiegato l’essere umano.


Montagne.
Montagne imponenti. Cose che mutano in un lungo tempo.
Cielo.
Cielo azzurro. Una cosa visibile agli occhi. Una cosa invisibile agli occhi.
Sole.
Una cosa unica.
Acqua.
Una sensazione piacevole. Il comandante Ikari.
Fiori.
Molte cose uguali. Molte cose inutili.
Cielo.
Rosso. Cielo rosso. Il colore rosso. Odio il colore rosso.
Acqua che scorre.
Sangue.
L’odore del sangue, una donna che non versa sangue. Un essere umano creato dalla Terra rossa. Un essere umano creato da un uomo e da una donna.
Città.
Una cosa creata dall’uomo.
Eva.
Una cosa creata dall’uomo.
Cos’è l’uomo? Una cosa creata da Dio.
L’uomo è una cosa creata dall’uomo.
Le cose che io possiedo sono una vita, uno spirito, la cosa che racchiude lo spirito... l’Entry plug, ovvero... il Trono dell’anima.
Chi è questa?
Questa sono io.
Chi sono io?
Cosa sono io?
Cosa sono io?
Cosa sono io?
Cosa sono io?
Io sono me stessa, questo corpo costituisce il mio essere, la forma che definisce il mio essere, il mio Io visibile, che però non percepisco come il mio io.
Strane impressioni.
Sento come il mio corpo disciogliersi, non riesco a distinguere me stessa, la mia forma va dissolvendosi.
Avverto presenze esterne al mio Io.
C’è qualcuno là fuori, al di là della soglia?
Ikari.
Conosco queste persone: il maggiore Katsuragi, la dottoressa Akagi, altri ragazzi, compagni di classe, il pilota dello 02, il comandante Ikari.
Chi sei tu?
Chi sei tu?
Chi sei tu?

giovedì 15 gennaio 2009

Le donne dei comics - Black Canary

Dinah Lance è sempre stata una dura. È normale quando cresci con una madre supereroina. In effetti, la storia di Black Canary è un po’ complicata. L’originale Black Canary, Dinah Drake, venne chiamata nella Lega della Giustizia d’America per sostituire niente meno che Wonder Woman, come principale membro femminile, e in effetti fu all’altezza di quel compito. Per una serie di eventi troppo complicata da spiegare, che riguarda la maxisaga “Crisi sulle terre infinite” del 1985, il ruolo di Black Canary venne ricoperto dalla figlia di Dinah Drake, Dinah Lance, addestrata dai membri della Società della Giustizia d’America. Ed è proprio lei che attualmente veste i panni dell’eroina. A differenza della madre, che doveva cavarsela con le sue sole forze, la figlia ha ricevuto in dono una potentissima arma: un urlo sonico che investe tutto quello su cui viene rivolto con micidiali onde d’urto. Ma sebbene il modello di confronto per la giovane Dinah fosse di alto livello (la prima Black Canary era stata un elemento portante della JLA), la ragazza si rivela all’altezza, conquistandosi con valore la fiducia degli altri membri della comunità di supereroi dell’universo DC.

Ma Dinah Lance non è solo una supereroina, ma soprattutto una donna. Bellissima (ma questo non è una novità tra le donne dei fumetti), non fa nulla per nascondere il suo aspetto, anzi lo mette in risalto indossando uniformi attillate che comprendono calze a rete e stivaletti di pelle con tacchi alti. Niente di strano quindi che gli uomini le muoiano dietro, in particolare Freccia verde, innamorato di lei da molto tempo, ma capace di rovinare tutto con le sue manie da playboy. Eppure, si presenta una svolta nella vita della ragazza: un Freccia verde maturato e coscienzioso le chiede di sposarlo. Purtroppo, Dinah ha alcune cose a cui pensare, prima tra tutte Sin. Una bambina che ha sottratto alle mani di una donna che la addestrava per farla diventare la leader della Lega degli Assassini, e che cerca in tutti i modi di uscire da un’infanzia vissuta nel segno della violenza. E forse proprio Sin sarà la chiave per risvegliare in Dinah quell’istinto materno che ogni donna dovrebbe avere, e che in lei ha sempre fatto a pugni con la sua voglia di libertà e indipendenza. Per lei, la parola ‘sistemarsi’ rappresentava l’orrore puro. Ma ora, chissà, forse Sin potrebbe essere la ragione per dire di sì. Non resta che leggere il volume “Black Canary” in cui è raccolta la miniserie “Vivere con Sin”, per sapere che cosa succederà nella vita dell’uccellino e godersi i bellissimi disegni di Paulo Siqueira, che con la figura sensuale di Dinah si trova perfettamente a suo agio, regalandoci tavole degne dei più grandi maestri.

martedì 4 novembre 2008

Le donne dei comics - Mystica



















È salita alla ribalta con i tre film ispirati ai fumetti degli X-Men, e c’è un motivo. Sicuramente è un personaggio interessante, ma il fatto che a interpretarla sia stata Rebecca Romijn, e che andasse in giro vestita praticamente della sua pelle, hanno certo contribuito a rendere il personaggio noto al grande pubblico, in particolare quello dei maschietti. Chi invece segue le storie delle testate mutanti da qualche anno, la conosceva già.

Mystica è un personaggio molto complesso e sfaccettato, uno di quelli che negli anni d’oro della Marvel rappresentava perfettamente il concetto di antieroe. Forse nessuno più di lei ha attraversato tante volte il limite che separa la legalità dal crimine. Esordisce alla testa di un gruppo di terroristi mutanti che vogliono rivendicare con la forza il loro diritto a esistere nel mondo tanto quanto gli umani. Di quel periodo, due personaggi fondamentali vanno presi in considerazione: la veggente cieca Destiny, e Rogue. Con la prima, Mystica ha sempre avuto un rapporto molto speciale, che andava oltre la semplice amicizia, a dimostrare come non per forza una terrorista dovesse essere priva di sentimenti, e la controprova è il dolore che ha provato quando se l’è vista morire tra le braccia. Di Rogue, Mystica si è sempre considerata la madre adottiva, la prima che l’ha accolta quando i poteri della ragazzina la rendevano un pericolo per chiunque le si avvicinasse. E proprio da lei venne la decisione di mandare la ragazza alla scuola per giovani dotati di Xavier, per aiutarla a gestire e controllare i suoi poteri come lei non poteva fare.
Subito dopo, Mystica diventa il leader di una squadra governativa per la gestione degli affari mutanti, quindi un agente del governo americano a tutti gli effetti, sotto la supervisione di Valerie Cooper. Da lì in poi, più volte ha prestato le sue abilità di mutaforma nonché le straordinarie capacità nelle arti marziali ora per una causa ora per l’altra, ora al fianco degli X-Men, di cui è arrivata a far parte per un periodo, ora scontrandosi con questi in battaglie all’ultimo sangue.

Potremmo dire quindi che, con la stessa facilità con cui è capace di cambiare aspetto, potendo assumere le sembianze di chiunque, Mystica è capace di mutare anima. Da spietata terrorista a madre gelosa, da assassina su commissione ad amante affettuosa. Uno di quei personaggi al limite tra il bene e il male che diversi anni fa hanno fatto il successo delle storie mutanti e di cui oggi si sente molto la mancanza. Non perché non vi sono oggi personaggi che potrebbero essere interessanti, ma perché non c’è più quella caratterizzazione intima e personale degli eroi e dei loro avversari che li rendeva qualcosa di più che semplici personaggi e li avvicinava molto al concetto di persone.

mercoledì 24 settembre 2008

Le donne dei comics - Supergirl

















È innegabile che i supereroi femminili da alcuni anni a questa parte ricoprono un ruolo sempre più di rilievo nelle storie a fumetti. Un tempo le donne non erano altro che un contorno, oggi sono protagoniste a tutti gli effetti delle storie. Eppure, ancora oggi si scorge la tendenza ad utilizzare i personaggi femminili solo come un ornamento, anche se poi viene loro creata una ragion d’essere, ricoprendole di ruoli e tematiche più o meno complesse. Una cosa del genere è stata fatta con Supergirl. Nel 1985 la dirigenza della DC comics decise di unificare quell’ingarbugliato macrocosmo che rappresentava il contesto delle storie dei suoi personaggi, e a questo scopo venne ideata la maxisaga “Crisi sulle terre infinite”. In quella storia, le infinite terre in cui vivevano infinite versioni dei personaggi DC vennero annullate, e si tornava ad un unico DC universe con un solo rappresentante per ogni eroe (con poche eccezioni come Lanterna verde o Flash). In quella saga, uno dei momenti più importanti e strazianti fu certamente la morte di Supergirl. Quindici anni dopo, qualcuno decise di resuscitarla, complice il fatto che la sua testata personale era stata chiusa. Perché si decise di riavere questo personaggio? Secondo me la risposta è semplice: Supergirl è carina. Intendiamoci, non è che non ci fossero altri personaggi femminili accattivanti dal punto di vista estetico, ma una in più non guasta mai. Perché dico questo? Perché sono convinto che non ci fosse nessuna utilità in questo ritorno se non quella di avere un’altra pupetta in minigonna da esibire nelle splash-pages (le pagine doppie in cui il disegnatore può dedicarsi con molta cura dei dettagli al personaggio che disegna). Con questo non voglio dire che Supergirl sia un brutto personaggio, ne seguo le storie e tutto sommato sono piuttosto leggibili, molto più di altre. Però che l’unica ragione per far risorgere Supergirl sia che Superman è depresso perché è l’unico kriptoniano rimasto in vita nell’universo, sinceramente mi sembra un po’ riduttivo, e mi fa pensare che la vera ragione sia di ordine puramente estetico. Obiettivo centrato in pieno, tra l’altro, visto che il primo rilancio è stato affidato a Michael Turner e che adesso le storie sono disegnate da Ian Churchill (di entrambi ho già parlato, parecchio tempo fa, a proposito di “Fathom” e “The Coven”, rispettivamente). Infatti, devo confessare che, sebbene mi piacciano le storie e mi piaccia seguire l’universo DC nel modo più completo possibile, una forte spinta a prendere i fumetti di Supergirl me la danno i meravigliosi disegni di Churchill, che con le figure femminili si trova particolarmente a suo agio, con somma gioia di tutti noi lettori maschietti. Speriamo quindi che le storie continuino ad avere un buon profilo, perché di un’ennesima Barbie senza cervello, onestamente, non sentiamo alcun bisogno.

mercoledì 3 settembre 2008

Le donne dei comics - Rogue

Non c’è dubbio che a renderla nota al grande pubblico siano stati i film basati sulle storie degli X-Men, soprattutto il primo, che la vede protagonista più degli altri personaggi. Tuttavia, chi consce i fumetti di questi eroi, non ritrova grosse somiglianze tra la Rogue cinematografica e quella cartacea. Partiamo dalle analogie. Rogue ruba i poteri e le energie vitali. Le basta un tocco della sua pelle con quella di un altro essere per acquisirne le capacità mutanti, se ne ha, o solamente la forza vitale. Fine. Non ci sono altre analogie tra i due personaggi. Ecco perché volevo parlare un po’ meglio di quella dei fumetti. Intendiamoci, il personaggio del film mi piace, salvo che per il finale dell’ultimo, ma quello è solo un dettaglio. Però non è la stessa Rogue delle storie degli anni Ottanta. Intanto, Rogue non è un’adolescente ma una donna a tutti gli effetti. È vero che non è capace di controllare il suo potere, ma quello con gli X-Men non è il suo primo contatto con altri esseri come lei. Prima di giungere nella sede del gruppo di eroi, Rogue milita a lungo in un gruppo criminale terrorista, deciso a risolvere il problema dei mutanti imponendone la supremazia sugli esseri umani comuni. È proprio l’uso sconsiderato dei suoi poteri che fa in questo gruppo, sotto l’ala di Mistica, che la spinge a cercare rifugio e aiuto in qualcuno che possa insegnarle a gestirli ed usarli in modo migliore. Tra l’altro, sebbene il suo vero potere mutante sia quello di assorbire le menti e le capacità altrui, per un lungo periodo della sua militanza negli X-Men, Rogue ha i poteri di Miss Marvel, alias Carol Danvers, alla quale li aveva permanentemente sottratti, insieme a buona parte dei suoi ricordi, in seguito ad un contatto prolungato.
Ed ecco che arriviamo alla differenza fondamentale che vorrei sottolineare tra il personaggio originale e la sua versione cinematografica. Nel film, l’unico vero disagio che deriva alla ragazza dai suoi poteri è quello di non poter avere contatti fisici con le altre persone. Che sicuramente, in una fase delicata come l’adolescenza, deve rappresentare un trauma non da poco. Ma il personaggio dei fumetti ha un problema in più, che non viene evidenziato nel film. Ogni volta che Rogue tocca una persona, non ne acquisisce solo i poteri e la forza vitale, ma anche i pensieri. Tutto quello che identifica quella persona si trasferisce in lei: idee, sensazioni, paure, sentimenti, tutto. E, a differenza dei poteri che spariscono dopo un certo tempo, queste tracce mentali rimangono dentro di lei per sempre, rendendo la sua mente un’accozzaglia confusa di pensieri che non le appartengono e in cui è difficile isolare la propria psiche. A mio parere, è questo, più che la privazione del contatto fisico, a rappresentare una tortura per la bella mutante del sud. Il non poter mai essere sicura che quello che prova lo sta provando lei e non qualcun altro nella sua testa. Volutamente non parlo della sua tormentata relazione con Gambit, o della sua ‘strana’ attrazione per Magneto, perché mi dilungherei troppo, volevo solo sottolineare come non ci sia cosa peggiore che perdere la propria identità, il proprio io, e sotto questo aspetto non ci può essere un esempio più chiaro di Rogue.
Come vedete, non ho fatto neanche un cenno al suo aspetto, non perché non meriti di essere guardata per bene da tutti coloro che abbiano voglia di rifarsi gli occhi (mi ricordo perfettamente le splendide tavole di Andy Kubert che la ritraeva in maniera esemplare), ma perché è bene notare che nei personaggi femminili dei fumetti, non ci sono sempre e solo forme, ma anche contenuti.

lunedì 14 luglio 2008

Le donne dei comics - Batgirl

Quello delle bat-amazzoni è un gruppo che riconosce molti elementi, alcuni più carismatici, altri più di contorno. Ma sono comunque personaggi interessanti. In un mondo solare e positivo come quello in cui si inserisce la vita di Superman, tanto per fare l’esempio più classico, è più facile che i personaggi femminili siano solo un di più, un ornamento alle avventure del supereroe. E, sebbene Lois Lane abbia degli aspetti interessanti, bisogna ammettere che gran parte del suo ruolo consiste nell’affiancare Clark Kent nella sua vita privata e lavorativa. Allo stesso modo, non mi tornano alla memoria personaggi femminili del mondo dell’uomo d’acciaio degni di nota, se non quelli che fanno anche parte di altri gruppi, come Powergirl nella Società della Giustizia d’America o Wonder Woman nella Lega della Giustizia d’America. A mio parere, questo succede perché le donne, nelle storie di Superman, non trovano grande spazio, e quindi non vengono caratterizzate come dei bei personaggi.

Discorso diverso vale per l’universo di Batman. Questo è un luogo oscuro e tenebroso, che fisicamente si individua in Gotham city, ma che in realtà è un concetto più esteso. Quello in cui vive Batman è una sorta di condizione umana, molto particolare, ma sostanzialmente opprimente. Atmosfere tetre, sentimenti malvagi, scontri spietati. La paura è il concetto preponderante, e non a caso questa è la vera e più potente arma di cui dispone l’uomo pipistrello. Insinuare il terrore nell’animo dei criminali è sempre stato il suo obiettivo primario, forse ancora più importante che fermarli fisicamente. Tra l’altro, è un mondo in cui la dimensione dei personaggi è sostanzialmente umana, anche se alcuni di essi hanno superpoteri. Per chiarire il concetto, Superman affronta supercriminali indistruttibili e sovrumani tanto quanto lui, a colpi di soffio congelante e vista calorifica, oltre che con la sua forza incommensurabile. Batman invece, sebbene sia agilissimo, molto forte, esperto in tutte le tecniche di combattimento, uno stratega sopraffino e il miglior detective del mondo, rimane pur sempre un umano. È una letale macchina da combattimento, che potrebbe uccidere decine di avversari in pochi secondi usando una sola mano, e non ha problemi a lanciarsi da grattacieli di centinaia di piani, ma di fatto, suda, sanguina e si frattura le ossa. I proiettili non gli rimbalzano addosso, non può volare, non può sollevare montagne. Insomma, ha dei limiti. E così anche la maggior parte dei personaggi che popolano il suo mondo, sia gli aiutanti che gli avversari.

Ed eccoci al punto: per emergere in questo mondo, un personaggio femminile deve avere una personalità e un carisma che altre non hanno perché non è per loro necessario. In questo senso, Batgirl è un bel personaggio. Così come per Robin, non è una sola la donna che ha vestito i panni della spalla femminile del cavaliere oscuro, ma senza dubbio la prima ha lasciato un segno indelebile. Barbara Gordon era brava. Forse spinta dal desiderio di eguagliare la sua controparte maschile, quel Dick Grayson che per anni era stato l’unico aiutante di Batman e suo indiscusso pupillo, Barbara non perdeva mai un’occasione per migliorarsi, sia nelle sue doti fisiche che in quelle mentali. Astuta e agile, ma anche forte e senza scrupoli, era perfetta per ricoprire il ruolo di Batgirl, soprattutto al fianco di quel Robin verso il quale nutriva ben più che una stima amichevole. Sotto lo sguardo severo del pipistrello, Barbara cresceva nel suo ruolo, sia come Batgirl che come donna. Ma il destino aveva altri piani per lei, manifestandosi nella mente perversa di Alan Moore. In una storia memorabile (“The killing Joke”), un proiettile sparato dal Joker le toglie per sempre l’uso delle gambe. Batgirl non esiste più, adesso c’è solo Barbara, paralizzata su una sedia a rotelle. Un’altra avrebbe mollato. Non era facile sopportare lo sguardo pietoso di Dick o quello grondante vendetta di Batman. Ma, come ho detto, a Gotham non c’è posto per le sciacquette con un bel sederino da agitare e nient’altro. Non sarebbe stata una vera Batgirl se non avesse saputo reagire anche a questo evento con la forza che solo i membri della famiglia del pipistrello riescono a trovare. Batgirl non era morta per lasciare un posto vacante, Batgirl era morta per far nascere Oracolo. Con la tecnologia che le mette a disposizione Bruce, Barbara diviene la mente pensante della macchina della giustizia di Gotham, raccogliendo e catalogando informazioni, gestendo le comunicazioni tra i singoli elementi, organizzando le operazioni nelle situazioni di crisi. Ne è un esempio il ciclo di storie “Giochi di guerra”, in cui dà prova di grande freddezza in situazioni che anche Batman ha difficoltà a gestire. Ecco perché la vera Batgirl è comunque Barbara Gordon. Cassandra Cain, la sua sostituta, ha anche lei degli aspetti interessanti, ma a mio parere non è all’altezza di chi l’ha preceduta, sebbene sia molto meglio di tante altre bamboline che agitano i fianchi nel mondo dei fumetti. Per i veri appassionati del mondo del pipistrello, quindi, Batgirl è e sarà sempre Barbara. Perché è un ruolo che si è conquistata, senza regali o sconti da parte di nessuno, a cominciare dal suo maestro, che non dismette mai il mantello della paura, neanche con i suoi alleati.

martedì 17 giugno 2008

Le donne dei comics - Myriam Leclair

Stavolta non parlo di un personaggio dei fumetti americani, quindi forse nel titolo dovevo sostituire la parola ‘comics’ con ‘fumetti’, ma non l’ho fatto volutamente per la continuità della serie. Myriam Leclair è un personaggio piuttosto giovane, editorialmente parlando, può vantare poco meno di dieci anni di vita, essendo apparsa per la prima volta su Jonathan Steele n° 3 del giugno 1999. eppure è un personaggio interessante.

A prima vista potrebbe sembrare la classica tettona un po’ stupida e vanesia che serve solo per bellezza nelle storie di un fumetto d’azione, un po’ come sono le svariate donnine che sfilano sulle pagine di Dylan Dog, le quali, salvo rare eccezioni, riducono il loro essere alle sole curve. Invece Myriam ha una sua personalità molto accentuata e complessa. Per vicende strettamente editoriali, esistono due serie di Jonathan Steele, la prima delle quali ha chiuso circa quattro anni fa, per dare origine dopo un po’ di pausa alla seconda. Nelle due serie, i personaggi sono caratterizzati in maniera leggermente diversa, pur mantenendo una certa somiglianza, ma Myriam è certamente quella le cui vicende si sono maggiormente arricchite nel corso della seconda serie. Se durante la prima era solamente la principessa del popolo fatato, ma senza un vero regno né una stirpe che ne condividesse il destino, adesso il suo ruolo ha assunto una concretezza più rilevante, particolarmente nei profondi contrasti con sua madre, la regina in carica. Oltre a questo, Myriam ha un ruolo molto più partecipativo nella Agenzia incantesimi in cui lavora con Jasmine, per un certo periodo ha vissuto in una dimensione oscura diventando la regina dei demoni, e adesso è alla ricerca di un equilibrio e una stabilità che la sua vita continua a negarle. In tutto questo, l’unica cosa su cui può contare è la sua relazione con Jonathan, di cui è molto innamorata. Questa relazione, piuttosto tormentata in alcuni momenti, è l’unica cosa veramente ripresa dalla prima serie, ed è un elemento molto interessante, in quanto nella coppia lei non è certo la classica bella al fianco dell’eroe, come ci si potrebbe aspettare, ma ha un ruolo molto importante nel guidare le scelte di lui, contribuendo spesso a mitigare quel lato violento e selvaggio che fa parte di Jonathan ed è un retaggio della sua infanzia e della vita che ha condotto prima di incontrare le sue ragazze con cui adesso lavora.

In definitiva, c’è molto più che un paio di grandi tette in questo personaggio dal carattere esuberante e dai modi stravaganti, ma che nascondono dei sentimenti molto intensi e a volte commoventi. Senza contare che, se anche l’occhio vuole la sua parte, con Myriam è davvero un bel vedere!

mercoledì 28 maggio 2008

Le donne dei comics - Catwoman

Il gatto, o meglio la gatta, ha sempre stuzzicato molto la fantasia degli sceneggiatori di fumetti, tanto che il numero di eroine che hanno avuto caratteristiche feline è piuttosto nutrito. Sia in casa Marvel che DC, a parte le due più famose Black cat e Catwoman, si riconoscono diverse tigri, pantere, leonesse, linci, e quant’altro le razze feline abbiano messo a disposizione. In questa occasione vorrei parlare di Catwoman, soffermandomi sulla nuova caratterizzazione che le è stata data negli ultimi anni.

Selina Kyle esordisce come avversaria di Batman, in quanto la sua prima occupazione è quella di ladra di altissimo livello. Non si abbassa certo a piccoli furtarelli o a volgari scippi per la strada: i suoi obiettivi sono gli appartamenti dei più ricchi uomini di Gotham city, le loro collezioni, oppure musei e caveau che custodiscono opere d’arte. Come tutte le donne, ha una spiccata predilezione per i gioielli, ma non disdegna certo dipinti rari o antichi manufatti. Per essere una ladra a questo livello, è chiaro che si devono avere un’intelligenza e delle doti fisiche fuori dal comune, cose di cui Selina è ben provvista, abbinando intuito, capacità di cogliere al volo i dettagli, meticolosità e precisione, con l’agilità e la forza necessarie a compiere questo delicato mestiere. Insomma, ha tutte le caratteristiche per essere una perfetta donna gatto. Inoltre, possiede abbastanza determinazione e cinismo per ignorare ogni forma di scrupolo morale a compiere le sue azioni, tanto che, nel momento in cui qualcuno gli sbarra la strada, non esita ad eliminarlo, o almeno ci prova (nel caso di Batman).

Negli ultimi anni, invece, a questa immagine di femme fatale spregiudicata e in alcuni tratti decisamente malvagia, si è sostituita quella di paladina della giustizia. In seguito a vicende troppo lunghe da ripercorrere, Catwoman si ritrova a far parte della squadra di aiutanti di Batman, in cui primeggiano, tra gli altri, Robin, Batgirl, Nightwing e Cacciatrice. Come se non bastasse, la dolce e sinuosa Selina intreccia una relazione proprio col cavaliere oscuro, sia che si tratti di Batman, indossando la sua ‘tuta da lavoro’, sia che si tratti di Bruce Wayne, esibendo il suo splendido corpo in abito da sera con spacco. In questo modo, entra a tutti gli effetti a far parte della squadra dei buoni. Alle sue unghiate mani viene affidata la custodia dell’Est end della città, quartiere particolarmente pericoloso e densamente popolato di criminali di tutte le taglie, dai semplici spacciatori ai più grossi capifamiglia mafiosi. In effetti, il cambiamento è rilevante, e le ragioni che spingono Selina a comportarsi così sono quanto meno controverse. È stata interamente una sua scelta quella di abbandonare il crimine e dedicarsi a proteggere i più deboli del quartiere in cui è cresciuta, o qualcuno l’ha condizionata in qualche modo? O, più semplicemente, a spingerla è un reale sentimento d’amore per Batman, di cui solo in un secondo momento scopre la vera identità? E se così fosse, bisogna credere alla genuinità del sentimento, o tutto potrebbe far parte di un piano per ricavarne qualche vantaggio? Sono parecchie le domande, e diventano ancora di più alla luce degli ultimissimi sviluppi avvenuti nei mesi recenti nella serie regolare della gattina, di cui però non farò parola.

Mi è capitato di sentire opinioni diverse riguardo a questo cambiamento. Un amico con qualche anno più di me mi diceva tempo fa che lui preferiva di gran lunga la Catwoman cattiva alla attuale eroina. Io devo dire che, forse perché non ho potuto apprezzare le prime storie di questo personaggio, mi sono appassionato parecchio a questa nuova Catwoman. Sarà perché mi piacciono i personaggi borderline, sarà perché non mi andrebbe di vedere sempre perdente una eroina così bella, ma in un certo qual modo mi soddisfa vederla accanto a Batman nella lotta al crimine di Gotham, anche perché lo fa con i suoi metodi e mantenendo una certa indipendenza. D’altronde anche batman ha i suoi lati oscuri, e parecchi anche, quindi ce lo vedo molto bene a far coppia con Selina Kyle. Senza contare che l’aspetto estetico di entrambi ne guadagna.

lunedì 5 maggio 2008

Le donne dei comics - Emma Frost

Sono consapevole di correre un grosso rischio scrivendo queste righe, cioè quello di sembrare un tredicenne segaiolo che compra L’uomo ragno sperando di vedere le tette di Mary Jane. Vi prego di credermi quando vi dico che non è affatto così.

La domanda di fondo è: cosa sarebbero i fumetti senza le figure femminili che da oltre cinquant’anni ne sono, in varia misura, protagoniste? A prescindere dall’intento di catturare un pubblico prevalentemente maschile, infatti, credo ci siano altri motivi se le rappresentanze del gentil sesso sono così diffuse in ogni genere fumettistico. Sia le produzioni di matrice italiana (Dylan Dog, Julia, Legs, Jonathan Steele, ...), così come quelle americane e giapponesi (qui l’elenco sarebbe infinito), hanno sempre investito molto sulla caratterizzazione dei personaggi femminili, siano esse semplici comprimarie di altri personaggi, che vere e proprie protagoniste della scena. Soprattutto negli ultimi anni, i ruoli femminili si sono sempre più arricchiti di aspetti intriganti e complessi, come la sessualità o il desiderio di emancipazione. Riguardo a questi temi mi vengono in mente un paio di esempi di cui parlerò qualche altra volta, in questa occasione voglio soffermarmi su uno dei personaggi più interessanti e plurisfaccettati di cui abbia letto negli ultimi anni, vale a dire Emma Frost, la Regina bianca.

Per chi non la conoscesse, questa bellissima famme fatale fa parte da parecchio tempo delle storie dei mutanti della casa editrice Marvel comics, e devo dire che, nell’assoluto declino che questi personaggi stanno subendo da qualche anno, forse Emma Frost è l’unica che mantiene degli aspetti interessanti. I suoi esordi la vedono comparire come dark lady tra le fila del Club infernale, e se di dark all’apparenza non c’è nulla, di certo merita a pieno titolo il ruolo di Regina bianca che ricopre nella cerchia interna di questa setta. Alta, bionda, magra e formosa, vestita solo di una striminzita lingerie rigorosamente bianca e coperta da un mantello col collo di pelliccia, la vediamo inizialmente tessere sottili trame e manovrare nell’ombra per ottenere il controllo capillare di tutte le stazioni del potere newyorkese, dalla criminalità all’alta finanza. Anche lei è una mutante, una delle telepati più potenti del pianeta, seconda solo a Charles Xavier e forse a Jean Grey, ma a differenza di questi ultimi, non esita a sfruttare questo potere per i suoi scopi personali, senza curarsi delle sue vittime.

Le cose cambiano quando, in seguito a vicende troppo lunghe da spiegare, si ritrova a possedere il corpo dell’Uomo ghiaccio, in cui trasferisce al sua psiche, mettendo a nudo il vero potenziale dell’eroe che fino ad allora era stato da tutti, lui stesso per primo, sottovalutato. Ecco una prima traccia di quella complessità cui accennavo prima. Anche se con modi brutali e dolorosi, le va riconosciuto il merito di aver reso consapevole Bobby Drake delle sue reali capacità, cosa che tutti i suoi amici e compagni, considerandolo un po’ il buffone di corte, non avevano mai saputo fare in tanti anni.

In seguito a queste vicende, Emma Frost si ritrova a collaborare con gli X-Men, e in poco tempo, così come aveva fatto nelle schiere del male, riesce a salire, gradino dopo gradino, la scala che porta ai vertici del gruppo. Prima direttrice della Scuola per giovani dotati insieme a Banshee, poi dello Xavier institute, e quindi capo riconosciuto del gruppo insieme a Ciclope, e responsabile dell’istruzione dei giovani. Tutto questo non è certo facile, visto che per molti rimane comunque la Regina bianca, una donna malvagia e senza scrupoli di cui non ci si può fidare. Ma la gran forza di carattere di questa donna le permette di sopportare le invettive e ribattere agli insulti colpo su colpo, conquistandosi poco a poco, se non l’affetto, certamente il rispetto di tutti i membri del gruppo.

Nelle mani di uno scrittore particolarmente intraprendente, la scopriamo anche capace di sentimenti, per quanto in modo contorto. All’insaputa di tutti, infatti, allaccia, proprio con Ciclope, una relazione amorosa, che si svolge tutta all’interno delle loro menti, nelle quali si muove disinvolta, riuscendo per un po’ a tenerla nascosta persino a Jean Grey, moglie di lui, e a sua volta potentissima telepate e telecineta. Come sempre in questi casi, sulle note di un banale “Non è come sembra”, la tresca viene scoperta dalla moglie tradita, se non nei fatti certamente nei pensieri, che in preda al furore fa strazio della mente di Emma. Lei però resiste, forte forse di quel nuovo sentimento che sente per Scott, che le fa sopportare la messa a nudo di tutti i segreti della sua adolescenza da parte di Jean. E poco tempo dopo, alla morte (l’ennesima) di quest’ultima, Emma prende a pieno titolo il suo posto accanto a Ciclope, incurante degli sguardi indignati dei compagni in lutto per la morte dell’amica.

Questi pochi episodi delle vicende di questo personaggio credo che bastino a rendersi conto di come Emma Frost sia ben più che un paio di tette in un corpetto bianco, e poco importa in fondo se i disegnatori si sono scatenati a renderla anche estremamente sexy. La bellezza di questa donna non sta solo nel suo aspetto, ma ha risvolti molto più variegati e spesso oscuri.

Mi sembra chiaro che non tutti i personaggi femminili che fanno mostra di sé nei fumetti condividano con Emma Frost la stessa complessità, e mi soffermerò in futuro anche su alcuni in cui l’anatomia femminile è forse l’unico aspetto degno di nota. Ma non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, a volte si può trovare qualche fiore pregiato.

Per una prima conoscenza del personaggio, un buon inizio potrebbe essere la miniserie “Emma Frost” nei suoi tre volumi: “Scuola di vita”, “Giochi mentali” e “Bloom”, di Bollers e Green, che mostrano come la rabbia e il desiderio di rivalsa di un’adolescente possano dare frutti diversi a seconda che siano incanalati da valori positivi o negativi.