domenica 8 marzo 2009

La principessa e l'antiquario

Libro piuttosto vecchio, che mi sono ritrovato in casa, forse proveniente da quella di mio nonno, forse da qualche scatolone dove stavano altri libri dei miei genitori, non saprei dire. I miei libri, cioè quelli comprati e letti da me, stanno tutti nella libreria, con un loro ordine, forse imperscrutabile e noto a me soltanto. Nessuno sa perché alcuni stiano insieme per casa editrice, altri per autore, altri ancora per genere. Questo stava nel gruppo del ‘chi se ne frega di quello che c’è accanto’, vale a dire un gruppo in cui ci trovi tutto e niente, messi lì solo perché esistono e non saprei dove altro metterli. Chissà perché, con diversi altri libri in attesa di essere letti, ho scelto questo che stava lì da non so più quanto tempo.

Strane storie, quelle che si intrecciano in questo romanzo, accomunate prevalentemente da quella che viene definita ‘passione antiquariale’. Cos’è la passione antiquariale? Un desiderio, una strana forma d’amore, che nasce non si sa da dove, per l’arte morta. Come dice uno dei personaggi del romanzo, “studiamo l’arte morta perché c’è qualcosa che va morendo in noi e trascina con sé ogni residuo entusiasmo”. La vicenda prende vita da una raccolta di fogli trovata da uno studioso di antichità in un angolo dello scaffale di una biblioteca, e da lui trafugata senza permesso in preda ad un’attrazione quasi sovrannaturale. In queste carte sparse e ambigue, si ripercorre un frammento della storia di Hugo, giovane studente di origini baltiche che trascorre un’estate nella Roma di fine Settecento. È un periodo e un ambiente particolare, in cui le eco delle rivoluzioni di Francia e delle idee dell’Illuminismo si scontrano con le monumentali antichità della città eterna e con le attività e le trame della corte papale, che ben lontana dall’occuparsi delle cose dello spirito, non disdegna interessarsi a vicende ben più terrene. Il viaggio di Hugo non è solo un viaggio di studio in una città che offre alla passione antiquaria forse il più fecondo terreno di lavoro e apprendimento. Una sconosciuta ‘Eccellenza’ del suo paese lo ha spinto a quel viaggio alla ricerca di una figlia, la principessa Marianne, andata in sposa ad un principe romano e di cui da tempo non si hanno più notizie. Così Hugo, con la scusa dello studio e della sua missione di ricerca, si lascia investire da quella violenta ondata di emozioni che Roma gli rovescia contro ogni giorno, turbando allo stesso tempo la sua mente dedita allo studio delle antichità quanto alle vicende della variegata popolazione romana, e i suoi sensi, forse ancora troppo poco maturi e vulnerabili alle esperienze ambigue e perturbanti che uomini e donne di quella città gli offrono o gli negano.

Un romanzo che diventa quindi la storia di una ricerca, continuamente differita e intralciata non solo da truffe, intrighi, sospetti, pericoli, tentazioni e distrazioni carnali, ma soprattutto da una sorta di incantesimo oscuro che ne amministra il meccanismo e ne ritarda gli esiti. Tuttavia si giungerà a svelare il segreto della scomparsa della bella principessa, un segreto che si intravede, si intuisce, per accenni, premonizioni e confidenze. Dimensioni oniriche e romantiche si fondono con gli aspetti reali della Roma architettonica e artistica, guidando il giovane Hugo, l’antiquario che ne legge gli scritti, e noi stessi che leggiamo la storia, attraverso un dedalo di estetica ed emozioni, fino al loro centro più profondo in cui, al dissolversi degli stessi incantesimi che le avevano generate, si rivela finalmente la realtà del presente.