lunedì 15 giugno 2009

Canzone della bambina portoghese


Vi sarà bastato leggere il post “Blu” per capire che con il mare ho un legame speciale. E quando ascoltai per la prima volta questa canzone, le immagini del mare mi rimasero impresse nella mente, come se le avessi vissute con la mia stessa presenza, come uno spettatore invisibile partecipe di quella scena mistica. Ogni volta che l’ascolto, alla fine mi lascia un piacevole senso di smarrimento, una estraneità dal mondo reale che solo la vera commistione con la natura può dare. Stendersi sulla sabbia e diventare sabbia, appoggiarsi ad un ramo e diventare legno, odorare un limone e svanire lentamente con quel profumo. Proprio come succede alla bambina, che su una spiaggia del Portogallo scopre di essere niente nell’immensità dell’oceano che si trova davanti, che la abbraccia e l’accoglie come una figlia appena nata. Scopre di fare parte di qualcosa che non riesce a capire, ma che probabilmente neanche vuole capire. E quando acquisisce questa consapevolezza del niente, lei stessa smette di esistere come essere unico per far parte di un tutto, per essere “solo del sole”.

E in questa enormità di niente, le nostre vite, momenti come lampi che si accendono per un istante e tornano subito dopo nel buio. Francesco Guccini ha capito una grande verità dell’esistenza umana. Non si muore né di fumo né di alcol, non si muore né di pallottole né di malattie. Si muore di vita. E la vita dobbiamo imparare a viverla, giorno per giorno, cogliendo tutti i momenti che ci regala. “Il fiore perfetto è una cosa rara. Se si trascorresse un’intera vita a cercarlo, non sarebbe una vita sprecata”.
















Canzone della bambina portoghese – Francesco Guccini 1972

E poi e poi, gente viene qui e ti dice
di saper già ogni legge delle cose.
E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco
di verità fatte di formule vuote...
E tutti, sai, ti san dire come fare,
quali leggi rispettare,
quali regole osservare,
qual è il vero vero...
E poi e poi, tutti chiusi in tante celle
fanno a chi parla più forte
per non dir che stelle e morte fan paura...

Al caldo del sole, al mare scendeva la bambina portoghese,
non c’eran parole, rumori soltanto come voci sorprese,
il mare soltanto e il suo primo bikini amaranto...
le cose più belle e la gioia del caldo alla pelle...

Gli amici vicino sembravan sommersi dalla voce del mare...
o sogni, o visioni, qualcosa la prese e si mise a pensare,
sentì che era un punto al limite d’un continente,
sentì che era un niente, l’Atlantico immenso di fronte...

E in questo sentiva qualcosa di grande
che non riusciva a capire, che non poteva intuire,
che avrebbe spiegato, se avesse capito lei,
quell’oceano infinito...

Ma il caldo l’avvolse, si sentì svanire e si mise a dormire
e fu solo del sole, come di mani future,
restaron soltanto il mare e un bikini amaranto...

E poi e poi, se ti scopri a ricordare,
ti accorgerai che non te ne importa niente
e capirai che una sera o una stagione
son come lampi, luci accese e dopo spente
e capirai che la vera ambiguità
è la vita che viviamo,
il qualcosa che chiamiamo esser uomini...
E poi e poi, che quel vizio che ti ucciderà
non sarà fumare o bere,
ma il qualcosa che ti porti dentro,
cioè vivere, vivere e poi, poi vivere
e poi, poi vivere...