domenica 19 ottobre 2008

Il Principe della risata

Far ridere è senza dubbio una delle cose più difficili. Per un attore, la più difficile in assoluto. Qualche giorno fa mi è capitato di vedere un programma di comicità in televisione. Me lo ricordavo migliore. Adesso tutto mi sembra un po’ scontato, un po’ già visto. Cosa ancora peggiore, troppo spesso si sconfina nella volgarità gratuita. Perché per far ridere bisogna per forza dire ‘cazzo’, ‘merda’, ‘stronzo’, e tante altre belle parole che tutti conosciamo? Sembra strano, ma mi è venuta nostalgia. Nostalgia di una comicità genuina, educata, sottile. Una comicità che non ti grida in faccia la battuta alla quale devi ridere per forza, ma che la lascia cadere lì, in un discorso serio, con ingenuità, senza obbligarti alla risata. È proprio questo quello che manca, una risata spontanea. Forse l’unico tipo che abbia valore. Una risata spontanea ti fa dimenticare il malumore della giornata, le cose che sono andate storte. Non pretende niente, non devi partecipare, succede tutto senza che te ne rendi conto.




Per questo, ieri pomeriggio ho voluto rivedere un vecchio film. Lui stesso si definiva il Principe della risata, legatissimo a quel titolo nobiliare che per lungo tempo gli era stato negato. Il principe Antonio de Curtis, in arte Totò. Uno con un nome così era destinato a far ridere la gente. Purtroppo non posso dire di aver visto tutti i suoi film (che non sono certo pochi, aggiungerei), ma un bel po’ sì. Quello che rimane impresso, anche dopo tanti anni, è la piccola battuta a cui accennavo prima, quella detta quasi con indifferenza, con naturalezza, accompagnata da una smorfia della faccia come solo lui sapeva fare. Mi torna in mente che parecchi anni fa, in estate, fecero una rassegna cinematografica pomeridiana su Totò. Ogni pomeriggio, alle due, riproponevano un suo film. Orario assurdo in un periodo assurdo, le due di pomeriggio in estate! O sei a mare, o sei a letto che ti riposi, non ci sono altre possibilità. Io invece mi piazzavo davanti alla televisione, guardavo i suoi film, e ridevo. L’unica cosa brutta che percepisco al ricordo di frasi come “Parli come badi” o “Ogni limite ha una pazienza”, è la consapevolezza che difficilmente ci sarà ancora qualcuno capace di far ridere in questo modo. Per questo, mi è sembrato molto bello questo omaggio a Totò di Federico Salvatore, e ho voluto condividerlo con voi.









Federico Salvatore - Oe' Totò!

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