mercoledì 23 aprile 2008

Il fascino del male - Il Pinguino

Non ci sarebbe bisogno della mia ripetizione, l’ha già scritto molto meglio di quanto potrei fare io Chuck Dixon nell’introduzione al volume relativo: la serie di nemici con i quali si è dovuto confrontare Batman in quasi settant’anni di storie è straordinaria. Il Joker, Due facce, Catwoman, lo Spaventapasseri... tutti personaggi molto particolari, bizzarri, folli, inconsueti. È strano, o meglio può sembrare strano, che uno come il Pinguino non sia stato dimenticato poco dopo la sua creazione,, come è successo ad altri. Ad essere onesti, alcuni motivi per farlo ci sarebbero stati. Oswald Cobblepot è un uomo comune, per niente affascinante ma neanche tanto brutto da suscitare sgomento. Non è molto forte, ma compensa la mancanza con l’agilità. Non ha tratti psicotici nella sua personalità ma non è certo uno stinco di santo. Non è ossessionato dal desiderio di uccidere Batman, anche se la cosa gli farebbe parecchio comodo. Si limita a studiare meticolosamente i suoi piani criminali per poi mandare degli scagnozzi ad attuarli. Raramente uccide, non per scrupolo morale ma per comodità, e sempre a scopo di rapina, dato che il furto di preziosi è la sua attività principale, anche se non disdegna il denaro in quanto tale. L’unica stranezza, se così si può chiamare, è la sua mania per i volatili, dei quali spesso si serve a scopo criminoso, e magari anche la bizzarra tendenza ad usare gli ombrelli come armi.

E quindi torniamo alla domanda: perché il Pinguino è ancora in giro? Perchè non è scomparso in uno degli spazi bianchi che separano una vignetta dall’altra? La spiegazione sta proprio in tutto quello che si è detto finora. Il Joker è l’irrazionalità per eccellenza, l’Enigmista è contorto e accattivante, Poison Ivy è incredibilmente sexy e ammaliatrice, lo Spaventapasseri è terrore puro... e il Pinguino è assolutamente... normale. La sua sanità mentale è una perla rara nella galleria di folli con i quali il cavaliere oscuro deve fare quotidianamente i conti. I suoi uccelli sono un mero mezzo per entrare in un museo e rubare un diamante, non una firma, un marchio di sfida che sottintende un desiderio di essere trovato, di scontrarsi con l’antagonista. L’unica cosa che gli interessa è il denaro, e solo per questo è dentro il giro della criminalità. Perché senza denaro, Oswald non è altro che un goffo e barcollante ometto senza nessun valore, ma con i suoi soldi si può circondare di bellissime donne, può permettersi cibi e bevande da re, può far parte, come losco ma influente uomo d’affari, se non dell’alta società, almeno degli ambienti malavitosi di più alto livello. Ecco perché il Pinguino cerca il più possibile di evitare di sporcarsi le mani. Il suo è più un lavoro di cervello: concepisce e mette a punto il piano che eseguiranno altri, mentre lui si gode la comodità di un alibi inattaccabile.

Intendiamoci, con questo non voglio dire che il Pinguino non abbia qualità criminali di alto livello. Magari non potrebbe vedersela con alcuni mostri sacri (mostri anche in senso letterale), ma regge perfettamente il confronto, in quanto a crudeltà e spregiudicatezza, con la maggior parte dei suoi ‘colleghi’. Ma allo stesso tempo la sua intelligenza ha mitigato l’ostinazione che altri invece non abbandonano, portandolo ad evitare quanto più è possibile lo scontro con Batman, arrivando a diventare il padrone dell’Iceberg Lunge, un nightclub e casinò quasi legale, anche se spesso funge da copertura per i suoi traffici.

In definitiva, quindi, la figura del Pinguino è quello che serve per valorizzare l’aspetto umano di Batman, che se quando deve affrontare mostri spietati e folli è costretto a tirare fuori tutte le tenebre che affollano la sua anima, contro il Pinguino può mettere a frutto la sua intelligenza e le sue capacità deduttive. È per questo che il Pinguino torna sempre: per dimostrare che nessuno può impedire ad un uccello di volare, anche se non ha le ali.